Non lo avevamo visto prima e forse non avevamo necessità di vederlo. Abbiamo poi voluto scoprire chi è, e forse ne avremmo fatto anche a meno. Facciamo quindi un rapido recap del personaggio, proposto da Dagospia.
Parliamo di un ragazzo nato dopo il 2000, classe 2002, che ospite da Lilli Gruber a Otto e Mezzo indica come proprio leader Enrico Berlinguer. Un ragazzo proiettato nel futuro, insomma.
Un ragazzo che, dall’alto di centinaia di migliaia di follower tra Instagram e TikTok, si è ritagliato uno spazio come volto social di una certa area progressista. E che, interrogato sulle caratteristiche che dovrebbe avere il futuro leader del centrosinistra, ha risposto: competenza, autenticità e soprattutto ordinarietà.
L’ordinarietà, appunto. Un concetto interessante se rapportato alla figura che Giuliani costruisce e racconta di sé. Perché basta fare un giro sul suo sito personale per imbattersi in parole come curiositas e formule come ad vitam, in un racconto che mescola filosofia, psicologia e riflessioni esistenziali. Tutto legittimo, naturalmente. Ma forse non esattamente il primo identikit che viene in mente pensando a qualcuno che predica l’ordinario.
Chi è dunque Raffaele Giuliani? E da dove arriva il nuovo volto social che sta trovando spazio anche nei talk televisivi?
Raffaele Giuliani, da Terni alla psicologia passando per la filosofia
Raffaele Giuliani nasce in Umbria, a Terni. Dopo gli studi al liceo classico Tacito si trasferisce a Perugia, dove consegue una laurea in Filosofia e Scienze e Tecniche Psicologiche.
Successivamente arriva a Roma, dove frequenta la magistrale in Psicologia Clinica presso la LUMSA, la Libera Università Maria Santissima Assunta, uno degli atenei privati più noti della capitale (nulla di troppo ordinario).
La sua biografia ufficiale racconta di una passione precoce per le grandi domande sull’essere umano. Mentre altri ragazzi si interrogavano sul mondo, lui sostiene di essersi concentrato soprattutto su una questione: capire come e perché le persone pensano.
Un interesse che, a suo dire, lo ha portato verso la psicologia e la filosofia. Ma c’è un altro elemento che emerge chiaramente dal racconto autobiografico e che forse aiuta a comprendere meglio il personaggio.
Molto prima della divulgazione, molto prima della politica e molto prima delle ospitate televisive, Giuliani voleva stare davanti a una telecamera.
È lui stesso a raccontare di aver trascorso l’adolescenza registrando video mentre giocava a PES sulla Playstation. Tentativi che non ottennero particolare successo ma che mostrano come l’ambizione di costruire una presenza pubblica fosse già presente.
Nel suo racconto ricorre anche un altro dettaglio: il sogno di diventare giornalista, opinionista o comunque qualcuno in grado di parlare a un pubblico ampio.
La lunga rincorsa ai social e il salto nei talk show
La svolta arriva durante la pandemia. Con la diffusione di TikTok, Giuliani trova finalmente il canale giusto per costruire una comunità online.
All’inizio pubblica meme, sketch e contenuti leggeri. Successivamente orienta la propria comunicazione verso temi più seri, legati alla psicologia, alla salute mentale e all’attualità.
La crescita dei numeri porta con sé una crescente esposizione mediatica. E con essa il passaggio dai social alla televisione.
Nel corso dell’intervista a Otto e Mezzo, Giuliani ha sostenuto che la sinistra abbia lasciato troppo spazio alla destra sul tema della sicurezza, indicando nel welfare e nell’integrazione degli immigrati la strada da seguire per affrontare il problema della criminalità.
Posizioni che hanno attirato consenso da parte di alcuni e ironie da parte di altri, soprattutto per il tono con cui sono state esposte e per la scelta di indicare ancora oggi in Berlinguer il proprio punto di riferimento politico.
Al netto delle valutazioni ideologiche, il percorso appare abbastanza chiaro. Raffaele Giuliani non nasce come commentatore politico e neppure come divulgatore. Nasce come ragazzo che prova a costruire una presenza online, sperimenta piattaforme diverse, cerca una voce riconoscibile e, dopo anni di tentativi, riesce a trovare il proprio pubblico. Ma non metteremmo le mani sul fuoco che sia un bene per la sinistra ripartire da un Raffaele Giuliani.
