Magica Europa, Kronos: quando la dance italiana sognava un continente che non esiste più

Magica Europa
Magistra Vitae
Magna Legenda
In Ceaelum Est

È il 2003, sono gli anni d’oro della dance, dove gli italiani la fanno da padrone.

A cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, le hit dance (quando l’elettronica era solo l’italodance) che hanno maggior successo in Italia — ma diremmo anche in Europa — vengono dal Bel Paese, seppur spesso cantate in inglese.

Kronos prova il colpo di mano, con un latinorum che nemmeno Lotito qualche anno dopo (giusto l’anno dopo balzerà agli onori della cronaca, diventando presidente della Lazio). A cantare alcune fonti dicono ci sia Marvin, voce di diverse altre importanti hit del periodo — soprattutto quelle di Prezioso — ma un ottimo approfondimento di Orrore a 33 Giri non menziona Marvin, dandoci viceversa altre interessanti informazioni.

Un professore di latino dentro l’italodance

Dietro al progetto Kronos c’era Gianluca Cellai, personaggio piuttosto singolare per il panorama dance dell’epoca. Non soltanto cantante e autore, ma anche docente di latino. Una combinazione che spiega parecchie cose.

Prima ancora di Kronos  aveva già sperimentato – sotto altro pseudonimo – questo miscuglio improbabile tra lingua classica e musica da discoteca con brani come Roma Caput Mundi e Ave Mea Italia. Poi nel 2003 arriva Magica Europa, probabilmente il pezzo più assurdo dell’intero progetto (inserito, per la cronaca, in Hit Mania Dance di quell’anno).

La formula è semplice e insieme straniante: basi eurodance pienamente figlie del periodo, voce impostata quasi da cantato liturgico, frasi in latino infilate ovunque e un ritornello immediato che sembra uscito da una vacanza studio organizzata da qualche villaggio turistico europeo.

Ed è proprio questo il motivo per cui il pezzo resta in testa.

Non era dance “colta”, naturalmente. Non c’era nessuna operazione sofisticata dietro. Però c’era un’identità precisa, una follia coerente che oggi manca quasi completamente alla musica pop italiana – troppo spesso copia della copia della copia

In quegli anni l’italodance aveva una importante personalità ed una forte riconoscibilità. Bastavano pochi secondi per capire se un pezzo arrivasse dall’Italia. Gigi D’Agostino, Eiffel 65, Prezioso, Gabry Ponte, Molella: ognuno aveva un suono peculiare.  Kronos occupavano la nicchia più bizzarra di tutte, quella della dance pseudo-imperiale in latino maccheronico.

Magica Europa, ma magica davvero

E l’Europa? L’Europa era un’ancora di salvezza.

Sono gli anni del berlusconismo e l’Europa sembra quell’altrove cui volgere lo sguardo pensando che c’è dell’altro. È l’Europa di Zapatero, per fare un esempio — un politico (uno dei tanti d’altrove) di cui ci innamorammo in Italia e da cui pensavamo la sinistra dovesse ripartire (scopriamo giusto in questi giorni che c’era ben poco di cui essere innamorati). È l’Europa degli Schultz che attaccano frontalmente il Cavaliere, che risponde con la sua classica verve e la promessa di una raccomandazione per un “ruolo da kapò”.

A posteriori, che illusi.

Riascoltare oggi Magica Europa fa un effetto strano anche per questo. Dietro quel latino da discoteca c’era un’idea ingenua ma reale: l’Europa come spazio comune, quasi romantico, capace di superare confini e identità nazionali senza cancellarle.

Nel testo compaiono Italia, Grecia, Gallia, Hispania, Irlanda. Sembra una specie di formula magica euroentusiasta costruita dentro una sala giochi del 2003.

Solo che nel frattempo è cambiato tutto.

L’Europa è una delusione su tutti i fronti.

Lo è sul fronte economico, perché ha significato soprattutto austerità e impoverimento. Lo è sul fronte della politica internazionale, dove il linguaggio diplomatico lascia sempre più spazio a quello militare. E spesso l’impressione è che esista un’autonomia europea soltanto teorica, buona per i discorsi ufficiali ma molto meno per la pratica.

Così gli europeisti vengono percepiti sempre più spesso come interventisti, mentre chi continua a parlare di pace finisce facilmente messo all’angolo, salvo poi abbracciare talvolta posizioni discutibili su molti altri temi.

È un cortocircuito politico e culturale che vent’anni fa sembrava impensabile.

Una canzone ingenua diventata involontariamente malinconica

Forse è anche per questo che Magica Europa oggi funziona quasi meglio di allora. Non perché sia un capolavoro nascosto dell’italodance, ma perché fotografa un momento storico preciso.

Un periodo in cui una parte d’Italia guardava all’Europa come a qualcosa di desiderabile, moderno, persino salvifico.

Dentro quel “Magistra Vitae, Magna Legenda” pronunciato sopra una cassa dritta da discoteca c’era un entusiasmo che oggi appare lontanissimo. E forse pure un po’ ingenuo, sì.

Nel frattempo l’italodance è praticamente sparita dalle classifiche, l’Italia si è progressivamente impoverita culturalmente ed economicamente e l’Europa è diventata un terreno di scontro permanente più che una promessa collettiva.

Noi che pensavamo che fosse magistra vitae, magna legenda in caelum.

Alla fine resta una canzone stramba, tamarra, quasi involontariamente comica. Però resta anche una piccola capsula del tempo.

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