Marco Phillip Massai a NEPD racconta Il silenzio del sale: tra genesi del romanzo, ricerca storica e consigli di scrittura.
Nel corso dell’ultima puntata di NEPD – Non è più Domenica, Marco Phillip Massai è stato ospite di una lunga e distesa conversazione che ha toccato il cuore del suo ultimo romanzo, Il silenzio del sale, ma anche il lavoro di ricerca che lo ha preceduto e il suo modo di intendere la scrittura.
Il libro, ambientato nella Romagna del Seicento e aperto dal terremoto del 1688, nasce – come racconta l’autore – da una curiosità storica più che da un’idea narrativa preconfezionata. “Mi sono imbattuto nella figura del censore postale quasi per caso – spiega Massai – e mi ha colpito subito il potere enorme che aveva: riscrivere, cancellare, indirizzare le parole degli altri”. Da lì prende forma il personaggio di Tommaso Casadio, destinato inizialmente a essere una figura laterale e diventato poi il fulcro del romanzo.
Il terremoto non è un semplice espediente drammatico, ma un evento reale che segna l’atmosfera del libro. “Non volevo un’apertura spettacolare – chiarisce l’autore – ma una frattura vera, storica, che rompesse il mondo dei personaggi e li costringesse a muoversi tra macerie fisiche e morali”. Una scelta che dialoga in modo evidente anche con il presente, senza però mai scivolare nell’attualizzazione forzata.
Massai tra ricerca storica, costruzione dei personaggi e libertà narrativa
Durante la puntata, Massai insiste più volte sul rapporto tra documentazione e invenzione. “La storia ti dà dei paletti – osserva, – ma dentro quei paletti puoi muoverti, immaginare, sporcare”. È in questo spazio che nasce Il silenzio del sale: un giallo storico in cui la ricostruzione d’epoca non è fine a se stessa, ma serve a dare spessore ai personaggi e alle loro scelte.
Il Seicento che emerge dal libro è fatto di odori, nebbie, sale, carta. “Volevo che il lettore sentisse le cose – racconta – che quasi avesse la lingua che lappa per il troppo sale”. Una scrittura sensoriale che si riflette anche nel modo in cui Massai parla del suo lavoro: concreto, poco indulgente verso le scorciatoie.
Quando il discorso si sposta sulla scrittura in senso più ampio, l’autore è diretto. “Scrivere è scegliere – dice – e ogni scelta esclude qualcos’altro”. Da qui l’importanza della preparazione: “Se so tutto prima, poi posso permettermi di correre”. Ma ammette anche che i personaggi, a volte, impongano deviazioni impreviste: “Casadio mi ha costretto a riscrivere – confessa – a un certo punto non poteva più restare solo l’antagonista di qualcun altro”.
Nella parte dedicata alla scrittura (come si scrive, a cosa fare attenzione quando si scrive) non è mancata una riflessione sull’editing, considerato parte integrante del processo creativo: “L’editing è il momento in cui capisci se quello che hai scritto regge davvero – afferma – non è un nemico, è un alleato necessario”.
La chiacchierata restituisce così l’immagine di una scrittura costruita nel tempo, stratificata, lontana dall’idea romantica dell’ispirazione improvvisa. Un dialogo che non si limita a presentare un libro, ma apre uno sguardo sul lavoro, sui dubbi e sulle scelte che lo hanno reso possibile.
